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Vincenzo Comunale
Vincitore del premio "Artista dell'Anno 2015"
 
Recensito da Vittorio Sgarbi Reviewed by Vittorio Sgarbi

«... Bisogna avere qualcosa da dire, quando si ha la presunzione di parlare agli altri ponendosi nel mezzo del tutto. Comunale ce l’ha.
... in alcune opere "filosofiche" di Comunale ... il bergsonianismo malgré soi lo fa pervenire a visioni non lontane da quelle di altri ... da noi considerati maestri del pensiero ... un luogo non comune, semmai Comunale.»

Vittorio Sgarbi

 

« ... You have to have something to say, when you presume to tell others placing itself in the middle of everything. Comunale has it.
... In some works "philosophy" of the Comunale ... the bergsonianismo malgre soi does reach visions not far from those of others ... we have considered masters of thought ... a place not common, if anything, Comunale.»

Vittorio Sgarbi

 
Testo integrale   Full text
Testimoniare. E' questa l’esigenza più impellente che avverto nei dipinti di Vincenzo Comunale, che potrebbero essere considerati, da questo punto di vista, degli exvoto di sé stessi. Testimoniare non il mondo, non la natura, non le cose degli uomini come tutti potrebbero vedere, che altri, meglio di lui, lo già hanno fatto e ancora saprebbero farlo meglio.
Testimoniare, piuttosto, la singolarità di ciascuno, a partire dalla sua, ovviamente, il modo in cui la natura e le cose degli uomini pervengono all’animo e vengono da esso rielaborati per costituire un nuovo mondo, quello dell’espressione creativa.
Dove tutto non vale per quello che era o che dovrebbe essere, ma per quello che è diventato, formule grafiche che sono il corrispettivo di sensazioni istintive, emozioni primitive nella loro immediatezza, ma generose come solo nell’infanzia le possiamo avvertire, quando ancora le esperienze della vita non ci hanno fatto dimenticare il sapore secco e inebriante dello stupore.
Se c’è un artista a cui l‘etichetta di impressionista calzerebbe a pennello, questo è proprio Comunale.
In senso letterale, naturalmente, non tecnico, perché il rimando al grande precedente storico, nell’autodidatta Vincenzo Comunale, è solo in superficie, forse perfino involontario, in ogni caso non decisivo. Sarebbe facile evocare Pissarro e Sisley, anche nobile, ma non servirebbe a niente: Comunale rivendica il suo diritto a non sapere, a preservare gelosamente l’incontaminatezza del proprio giardino, poco gli interessa quello che hanno fatto prima di lui, né quello che fanno gli altri.
L’attenzione viene tutta rivolta a sé stesso, e non per superbia, ma nella serena consapevolezza che ogni atto artistico, da quello del grande intellettuale a quello del poeta bifolco, è comunque un atto di narcisismo, un rivolgersi agli altri mettendosi al centro dell’universo.
Bisogna però avere qualcosa da dire, quando si ha la presunzione di parlare agli altri ponendosi nel mezzo del tutto. Comunale ce l’ha: il mondo è diverso da noi, che con esso possiamo stabilire relazioni solo precarie, spesso e volentieri ingannevoli, il momento in cui più di ogni altro ci sfugge è proprio quando siamo convinti di averlo in mano.
Ci è dunque negata, la conoscenza della ragione del mondo?
No, possiamo comunque intuirla attraverso l’impressione che il mondo ci suscita, nel flusso vitale che si stabilisce fra uomo e natura quando l’avvertiamo.
L’arte diventa la testimonianza del fatto che quel flusso è avvenuto, lasciando memoria dell’impronta che esso ha stampato nella sabbia dell’anima. E da quell’impronta, è possibile ricavare anche una riflessione lirica, un concetto figurato che viene chiarito anche per verba, come capita in alcune opere ‘filosofiche” di Comunale, simili a quelle con motto - Et in Arcadia Ego, Tempus fugit… - che facevano tanti suoi illustri predecessori secenteschi, conterranei compresi.
In fondo, il bergsonianismo malgré soi di Comunale lo fa pervenire a visioni non lontane da quelle di altri mentalmente più attrezzati di lui, da noi considerati maestri del pensiero.
Comunale le traduce nel linguaggio anche visuale dei proverbi popolari, delle massime che si appellano a una saggezza spicciola e tradizionale, non dimostrabile scientificamente, ma neanche negabile con certezza assoluta, avvinta al mistero sempre fascinoso della semplicità bambina. Un luogo non comune, semmai Comunale.

Vittorio Sgarbi
  Testify. This is the most urgent need that I feel in the paintings of Vincenzo Comunale, which could be considered, from this point of view, the votive offerings of themselves. Witness not the world, not nature, not the things of men as everyone could see, that other, better than him, I already have done and still do so they would know better.
Witness, rather, the singularity of each, from its course, the way in which nature and the things of the men received by the soul and from it are processed to form a new world, the world of creative expression.
Where everything is not worth what it was or what it should be, but for what it has become, graphic formulas that are the equivalent of gut feelings, primitive emotions in their immediacy, but generous as the only childhood can feel, even when the experiences of life they did not forget the taste dry and heady amazement.
If there is an artist who would fit the label of impressionist brush, this is just Comunale.
In the literal sense, of course, not technical, because the reference to the great historical precedent, nell'autodidatta Vincenzo Comunale, is only on the surface, perhaps even involuntary, in any case not decisive. It would be easy to conjure Pissarro and Sisley, even noble, but it would not help: Comunale claims its right not to know, to jealously preserve the incontaminatezza's own garden, the little care what you have done before him, nor what they do the others.
The attention is all directed to himself, and not for pride, but in the serene knowledge that every artistic act, that of the great intellectual than the plowman poet, is still an act of narcissism, a turn to the other placing themselves at the center of 'universe.
But it must have something to say, when you presume to tell others placing itself in the middle of everything. Comunale has it: the world is different from us, that with it we can establish relations only precarious, often misleading, the moment more than any other escapes us is when we believe we have it in hand.
There is, therefore, denied knowledge of the reason in the world?
No, we can still intuit through the impression that the world provokes, in the vital flow that is established between man and nature when we feel.
Art becomes the testimony of the fact that the flow has occurred, leaving the memory of the impression that it was printed in the sand of the soul. And from that print, you can get even a lyrical reflection, a concept that is figured clarified also in words, as happens in some works' philosophy "of the Comunale, similar to those with motto - Et in Arcadia Ego, Tempus fugit ... - they did so many of his illustrious predecessors secenteschi, including countrymen.
After all, the bergsonianismo malgre soi Comunale does reach visions not far from those of other mentally equipped to him, we considered masters of thought.
Comunale translates into the language of the visual also proverbs, maxims that are appealing to a petty and traditional wisdom, not scientifically provable, but even with undeniable absolute certainty, it bound to the mystery always fascinating simplicity of a child. An uncommon, if anything Comunale.

Vittorio Sgarbi
 
 
 
 

Il Mio Tempo

Il Mio Tempo
dell'acqua sui rami
quando la terra
profuma salmastra

E dalla luce
di nuvole grigie
brilla la pioggia
in un raggio di sole

Vivo da solo
e da solo cammino
tra l'abbandono
di mille pensieri

Un lupo grigio
che grida alla luna
uno scorpione
nell'acqua dei rivi

Vincenzo Comunale

 
 
 
 

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